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(^0^) Il Koala che...

abbiamo lasciato le nostre terre in cerca di nuove emozioni perché non riuscivamo più a vivere nei nostri cuori.

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Giuliano

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Per natura sono altruista. Di animo leggero e spirituale, mio è anche il distacco e la serenità. Forte è in me il senso dell'amicizia. Amante del progresso, emancipazione e dell'avventura. Sono un gran romantico e sentimentale con un forte senso of humour. Leggo saggi scientifici,Archeoastronomia,Fantascienza e fumetti.Musica Rock,Jazz,Blues,Funky,Unplugged,Metal e classica!

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Il marchio è fondato sul rispetto scrupoloso di una serie di criteri che consentono alle strutture che lo ricevono di distinguersi, a livello europeo, per l'impegno al miglioramento della qualità ambientale e forniscono agli utenti garanzie sicure circa l'efficienza delle misure di protezione adottate.

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December 18

Berlusconi è il primo Mafioso...


 
 
December 17

POVCA TVOIA!!!


 
November 26

Cosa c'entra Dell'Utri con Berlusconi?

Alessandro Sallusti, condirettore de Il Giornale, a Exit del 18 novembre 2009 nega ciò che neppure il più disonesto degli intellettuali riuscirebbe a negare, e arriva a chiedere: "Cosa c'entra Dell'Utri con Berlusconi?":

Aiutiamolo a capire...  Perplesso
 
November 14

difendiamo la nostra moralità!

"Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Ditelo in pubblico, al bar, al ristorante. Gridatelo in radio, ai semafori, scrivetelo ai giornali, inviate mail ai siti italiani e internazionali, alle caselle di posta dei deputati, dei senatori. "Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Non voglio passare la mia vita a inseguire l'ultimo Lodo Alfano, l'ultima ghedinata, l'ultima assoluzione per legge di un corruttore. Non voglio mettermi a discutere sull'ennesima legge ad personam, sulla presa per il culo della democrazia a ripetizione. Non sopporto più i servi che blaterano di riforma della giustizia nei programmi televisivi. Che difendono l'indifendibile, pagati per mentire, coprire, urlare in tv...

 
September 25

Obama da David Letterman:

E adesso oscurate anche me...
 
 
September 20

NEGRITA CENSURATI !!!

canzone dei negrita vietata da radio ed mtv (inedito helldorado) videoclip

 
 
 
La macchina che guidi guarda bene non è tua,
la paghi tutti i giorni al fabbricante di liquame
che va a cena con i santi,
che t'infilano le bombe nelle tasche.

E fanno guerre
che bruciano ragazzi come te
che cadono col sogno di proteggere un sogno
e in chiesa la gente che piange
fa largo e si stringe

nel posto in prima fila c'è sempre
un governante che tratta col mercante
che cena con i santi che tirano le bombe
e tirano le somme e il ciclo non si rompe,
la guerra non è santa, ma noi ci stiamo arrivando...

Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano...

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue.
Nell'oro il demonio,
nell'umiltà il santo...

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue.
Nell'oro il demonio,
nell'umiltà il santo...

Scintilla un anello di giallo metallo,
la mano pietosa saluta il Consiglio...
Al polso gemelli di rosso rubino,
su un abito bianco di seta e di lino...

La porpora è un manto di gloria e di vanto,
sul petto una croce con sopra il suo Santo...
Non m'immortalate, diceva il suo canto,
non mi sbandierate, gridava il suo pianto...

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue.
Che Dio ci perdoni,
se stiamo pregando...

Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano...

Il libro in una mano, la bomba nell'atra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano...

Abbiamo un libro, una religione.
Abbiamo il fuoco, abbiamo ragione.
Saremo più grandi, saremo più uniti,
saremo più forti di chi ci ha colpiti...

Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano, la bomba nell'altra
Col libro in una mano...

LA BOMBA NELL'ALTRA
LA BOMBA NELL'ALTRA
September 19

guerra e pace...


Nessuna lotta al terrosrismo.

Nessuna affermazione di giustizia.

Nessuna promozione di valori umani.

Nessuna esportazione di democrazia,


può giustificare una GUERRA, per la semplice, elementare e decisiva ragione che la guerra è essa stessa terrorismo, ingiustizia assoluta, assoluto disvalore, totale disumanità.

reality

...esce la bara di Mike, applausi.
Minuto di silenzio allo stadio, applausi.
Due tizi litigano e si offendono in TV, applausi.
In chiesa l'omelia del parrocco è particolarmente apprezzata, applausi.
Il pilota conduce l'aereo all'atterraggio, applausi.
Ragazzini vuoti e ignoranti picchiano un loro coetaneo indifeso, applausi.

Da cittadini siamo diventti spettatori.

Di fronte a qualsiasi cosa il riflesso anche incondizionato se vogliamo è l'applauso...

Quando vedo queste cose mi ribolle il sangue, il senso d'indignazione e sconforto allo stesso tempo mi assalgono. Vorrei gridare la mia rabbia e frustrazione a questi "cittadini/spettatori" inconsapevoli del grande prezzo che stiamo pagando al  grande occhio che tutti ci osserva e silenziosamente manipola.

Ma non lo faccio... sto zitto e ancora una volta mi tengo tutto dentro e tiro dritto a sopravvivere.
Non lo faccio perché temo inizierebbero ad applaudire.

(da uno spunto di fabio paravisi - Metrò)

Morte di un vero Ré

Titus, addio al re dei gorilla
I compagni celebrano il funerale

È morto a 35 anni, i suoi "sudditi" lo hanno lavato e gli hanno dato l'estremo saluto. Lo aveva reso famoso il film di Dian Fossey ora il branco monta la guardia al suo corpo dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


LONDRA - Lo seppelliranno vicino alla donna che gli ha dato il suo nome e che ha salvato la sua specie. Ma non subito. Per il momento, nessuno, o meglio nessun umano, può avvicinarsi al grande corpo immobile del re. I suoi sudditi lo hanno pulito, gli hanno dato l'estremo saluto e poi hanno cominciato a fargli la guardia. Gli uomini seguono la scena da rispettosa distanza. Perché non si scherza con i gorilla. Tantomeno subito dopo la morte del loro celebre sovrano. Si chiamava Titus, aveva 35 anni, pesava oltre 200 chili ed era stato a lungo il leader incontrastato dell'ultimo regno dei gorilla: le pendici del vulcano Visoke, lungo il confine del Ruanda, nel cuore dell'Africa tropicale.

Era diventato famoso grazie alla naturalista americana Dian Fossey, al documentario che lei aveva girato su di lui e la sua famiglia, "Gorillas in the mist" (Gorilla nella nebbia), al film interpretato da Segourney Weaver nel ruolo della Fossey e a un più recente documentario della Bbc intitolato "The Gorilla King".

Ora il "re dei gorilla" non c'è più. I ranger del parco nazionale del Ruanda avevano seguito (da lontano) la rapida malattia che lo ha precocemente ucciso. Ma non c'è più nemmeno la donna che gli ha dato la fama: Dian Fossey è stata assassinata nel 1985 da ignoti, nella baracca in cui dormiva vicino al vulcano, un delitto mai risolto anche se tutti i sospetti puntano sui cacciatori di frodo che la zoologa di San Francisco era riuscita a fermare prima che la specie dei gorilla diventasse estinta. Ora le autorità del parco, secondo quanto riporta la stampa britannica, aspetteranno il momento in cui sarà possibile recuperare il corpo di Titus e gli daranno sepoltura nel cimitero del centro ricerche di Karisoka, dove si trova la tomba della scienziata americana e dove continuano gli studi dei gorilla.

La Fossey era venuta a esplorare la catena di vulcani di Mikeno negli anni '70, per fare un censimento dei gorilla. Per due decenni, seguì da vicino e riuscì a stabilire un rapporto con un gruppo guidato da un grande esemplare maschio che lei aveva soprannominato "Uncle Bert", lo zio Bert.

Nel 1974, la primatologa decise di chiamare Titus uno dei figli di Bert. Cinque anni più tardi, anche il famoso documentarista e regista britannico David Attenborough entrò in contatto con la stessa famiglia di gorilla e si ritrovò a giocare con Titus, all'epoca un cucciolo, che si divertiva a saltargli sulla schiena.

Sembrava quasi gracile, invece è diventato un gigante e il leader del suo gruppo. Il re. Si sa che ha avuto più figli di ogni altro gorilla conosciuto. E a lui viene ascritto il merito di avere condotto la sua tribù in salvo, lontano dalla zona dei combattimenti, durante la guerra civile che portò al genocidio del 1983 in Ruanda. Titus fu il re dei gorilla per 15 anni. Poi, come in un dramma degno di Shakespeare, il trono fu usurpato da uno dei suoi figli, Kuryama.

Poco per volta, Titus accettò di non essere più il capo. Rimase però lo stesso nel gruppo, che continuò ad avere nei suoi confronti l'affetto e il rispetto riservati a un grande leader. I gorilla, per quanto ancora considerati una specie in pericolo, non sono più a rischio di estinzione. Sotto il vulcano del Ruanda è morto un re, e il suo popolo gli si stringe attorno.

July 26

L'eternità del mare...

Ci sono cose in natura che quando le contempli non puoi far altro che pensare alla caducità dell'essere umano all'eternità di madre natura.

Quando contemplo il mare non posso non pensare a qunto sia "incredibile come una tale meraviglia sia rimasta intatta nel corso dei secoli... La sua bellezza è un'accusa silenziosa che ci impedisce di dimenticare gli errori commessi... Forse per questo l'uomo ha deciso di relegarla dietro le spoglie di un mondo in rovina."

Nathan Never n218 pg.24

July 10

Coro razzista cantato da un "parlamentare"

Ho visto il video e mi sono ritrovato dianzi a uno di quei tristi e purtroppo soliti episodi di razzismo qualunquista misto a goliardia di stampo calcistico e ho sorriso amaramente poiché ancora oggi si assistono a questi ignominosi spettacoli che sono un inno all'inutilità e all'ignoranza/arroganza protagonista. Ognio volta che mi imbatto in qualcosa di simile resto ammutolito dal non saper trovare parole adatte a descrivere il nulla più assoluto, il vuoto cerebrale che contraddistingue personaggi di tal risma... ma leggendo il commento di Merlo su Repubblica mi sono davvero "allecriato..."

 
 


IL COMMENTO - Quell'orrore da osteria

di FRANCESCO MERLO


La sola cosa che fa ridere anche i napoletani sono le dimissioni-patacca di questo Matteo Salvini che, invece di pigliarsi a schiaffi davanti allo specchio, lascia il Parlamento italiano con l'aria di chi ha fatto la grande rinunzia, di chi subisce - lui - un oltraggio.

In realtà la norma gli vieta il cumulo e lo obbliga a scegliere: o inquina Montecitorio o inquina Strasburgo. È vero che sbevezzando e sputacchiando, cantando e straparlando, sarebbe pronto a deputarsi in almeno cinque parlamenti. Ma il povero Salvini deve scegliere. Ecco perché al termine del suo can can birraiolo contro i napoletani fa la 'mossà napoletana delle dimissioni-farsa, e dunque agli sberleffi aggiunge la pernacchia che è codice delle stalle napoletane, è fonema dei quartieri spagnoli. Insomma, la pernacchia finale delle dimissioni da imbonitore di piazza svela in Salvini l'aspirazione a farsi terrone, a farsi napoletano. Ma Napoli, si sa, è la grande cultura europea più la pernacchia. Salvini invece è solo la pernacchia. È l'infelicità di essere pataccaro senza essere terrone: marginale ma non napoletano. Per il resto il cliccatissimo video che Repubblica.it ha messo in rete ieri mattina con gli insulti ai napoletani "colerosi e sporchi come cani" è il documento di un'ossessione, con la birra che rimanda più ad atmosfere di dissoluzione antropologica che al putsch fallito della birreria di Monaco. Si tratti di complotti da ubriachi o di frattaglie d'umanità, le feste lugubri e sguaiate sono l'espressione di quell'ideologia alcolizzata che è sempre stato il razzismo. E il video è una pena perché conferma iconicamente che c'è una sacca di marciume in Italia e che c'è un nesso tra gli ultimi giri di vita razzista della legislazione maroniana e questi cori.

Sempre i cori politici esprimono lo spirito di "combriccola", il rumore che sovrasta l'intelligenza, la viltà individuale, il sostenersi reciprocamente nel buio di un'ideologia, un barcollare da ubriachi che sembri un temibile passo cadenzato. Ebbene il mondo visto da questi coristi è il mondo delle ronde contro le poveri nigeriane (facessero gli sbruffoni a Scampia o nelle banlieue di Parigi!), delle impronte ai bimbi rom, dei vagoni della metropolitana riservati agli italiani... E però è un sollievo sapere Salvini in Europa, lontano da Roma. Certo per i mastri birrai italiani sarà una perdita. Ma noi, inguaribili idealisti terroni, speriamo che il Parlamento europeo guardi l'orrore estetico e ideologico di questo video. Ci illudiamo che , inorriditi, gli eurodeputati, sfortunati colleghi di questo Salvini, trovino la maniera di rimandarlo nelle bettole da cui proviene. Un grande parlamento internazionale, di una civiltà imperiale che si vuole candidare a prendere il posto dell'America nel pianeta non può ospitare, senza farsene complice e senza ammalarsene, un ceffo come questo. Salvini infatti non è un cialtrone, non è pittoresco, non è un settentrionalista, ma è un razzista da osteria che è il razzismo più gaglioffo, quello che non ha bisogno di 'studì genetici, di teorie moebiusiane, e neppure delle dotte corbellerie del professor Miglio sul popolo lombardo. Fosse fatto davvero così il popolo lombardo, bisognerebbe subito resecarlo come una cisti, e non solo dall'Italia, ma anche dall'Estonia, dalla Bosnia, dalla Macedonia, da Montenegro, dall'Impadania, vale a dire la Nonpadania del mondo.

(8 luglio 2009)


June 12

nu mlioooonnn... uanm rò priatorié!!!

Chiasso, due giapponesi fermati alla dogana: in una valigia titoli americani per 96 miliardi di euro!!!

pubblicato da Renato Marino in: Reati finanziari

Ai doganieri avevano detto di non aver nulla da dichiarare, ma, dopo un accurato controllo nella stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, sono saltati fuori titoli per 134 miliardi di dollari (96 miliardi di euro). Ad essere fermati due cittadini giapponesi.

Nel doppio fondo di una valigia i funzionari della Sezione Operativa territoriale di Chiasso, in collaborazione con la GDF, hanno trovato 249 bond della Federal Reserve statunitense, del valore nominale di 500 milioni di dollari ciascuno, e dieci bond Kennedy per altri 10 miliardi di dollari.

I due giapponesi erano su un treno proveniente dall’ Italia e diretto in Svizzera. I titoli e la relativa documentazione sono stati sequestrati. Le indagini ora dovranno stabilirne autenticità e provenienza. Se i valori fossero autentici la sanzione amministrativa applicabile ai possessori potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro, pari al 40% della somma eccedente la franchigia ammessa di 10. 000 euro.

...ma io mi chiedo...

ma tutt sti sord!!! pari a 4 o 5 finanziare italiane... ma da dove provengono??? di chi sono??? a che servono!?!?!?!

e sopratutto perché non se ne parla ai TG??? salvo una brevissima comunicazione sui qualche tg serale???

June 08

ipse dixit


I peggiori nemici dell'estremismo religioso sono l'amore e l'intelligenza.
May 29

L'eolico e la politica ambientale...


 
May 13

Il coraggio dimenticato

Il coraggio dimenticato

di ROBERTO SAVIANO


Pubblichiamo la versione integrale dell'articolo di Roberto Saviano uscito oggi da Repubblica.

Chi racconta che l'arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.

Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: "Ora basta" ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani. A Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani: Kwame Yulius Francis, Samuel Kwaku e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes della Liberia e Eric Yeboah del Ghana. Joseph Ayimbora, ghanese, viene ricoverato in condizioni gravi. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent'anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia. Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Il 16 maggio Domenico Noviello, un uomo che dieci anni fa aveva denunciato un'estorsione ma appena persa la scorta l'hanno massacrato. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze.

Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Ma la cosa straordinaria è che il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L'obiettivo era attirare attenzione e dire: "Non osate mai più". Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no. E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le 'ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL del paese.

La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l'inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell'edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio.

L'egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall'aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della 'ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti.

Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: "Non ci piegheremo", riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno.

E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra. L'agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro.

Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. "Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l'Italia" di Antonello Mangano, edito da Terrelibere. La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall'elementare desiderio di vivere.

L'omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l'inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l'Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all'estero.

Oggi, come le indagini dell'FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell'est in loro colonie d'investimento e come dimostra l'ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D'Avorio, dall'Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici).

E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai.

Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell'eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l'alleanza delle mafie italiane.

Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l'alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l'assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L'Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.

Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency
 
 
INTERVISTA:
  1. Migranti: parla Saviano P1/2
  2. Migranti: parla Saviano P2/2
 
May 10

Il black out del 2012

2012, allarme Nasa
"Black out sulla Terra"

Lo scenario apocalittico dell'agenzia spaziale Usa: una tempesta solare spegnerà i circuiti elettrici e bloccherà satelliti e telefonini


2012, allarme Nasa
Milioni di persone senza elettricità nel 2012, cibo e medicine che vanno a male nei frigo spenti, telefoni e satelliti fuori uso. Uno scenario da "day after" che potrebbe essere derubricato alla voce "catastrofismo", se non fosse che l'allarme viene dalla Nasa e dalla National Academy of Sciences. E nella parte del cattivo che mette a repentaglio la civiltà, una volta tanto, non ci sono le attività umane, l'inquinamento o il riscaldamento globale. Il nemico a sorpresa è il Sole, artefice della vita sulla Terra, che con un colpo di tosse potrebbe mettere ko le infrastrutture sulle quali l'Occidente prospera.

Da dicembre, l'attività del Sole sta lentamente aumentando. La nostra stella varia il suo campo magnetico ogni 11 anni e a un certo punto si raggiunge un picco di fenomeni (eruzioni solari e getti di massa coronale) dai quali si sprigionano grandi quantità di energia e di radiazioni. Tali getti possono raggiungere la Terra dando luogo a tempeste geomagnetiche. L'atmosfera ci protegge, gli effetti diretti delle tempeste solari sulla salute sono trascurabili, ma il loro impatto sulle strutture socio-economiche potrebbe essere disastroso.
Gli astronomi osservano questi fenomeni dal 1859 quando una tempesta geomagnetica di proporzioni straordinarie, oltre a rendere possibile l'osservazione di aurore come quelle polari in Italia e a Cuba, fece incendiare alcuni cavi del telegrafo in Europa e negli Stati Uniti. A maggio del 1921, un'altra tempesta provocò una serie di cortocircuiti, mettendo fuori uso le linee elettriche e quelle telefoniche sulle due sponde dell'Atlantico. Ma cosa accadrebbe se eventi del genere si verificassero oggi che un'intera civiltà è stata fondata sull'elettricità e le telecomunicazioni?

La risposta degli esperti è tutt'altro che confortante: "L'energia elettrica è la chiave di volta tecnologica della società moderna, dalla quale dipendono tutte le altre infrastrutture e gli altri servizi", si legge in un rapporto di 132 pagine commissionato dalla Nasa alla National Academy of Sciences. "Se la tempesta del 1859 avvenisse oggi, assisteremmo a un'enorme devastazione sociale ed economica". Nel 1989, sei milioni di persone in Quebec sono rimaste senza energia per nove ore a causa di una tempesta geomagnetica dieci volte meno potente di quella del 1921. Secondo John Kappenmann, coautore del rapporto, se un evento come quello del '21 si ripetesse, le persone senza elettricità sarebbero stavolta 130 milioni.

Una riedizione della tempesta del 1859, che fu ancor più potente, farebbe danni per duemila miliardi di dollari. Ciò che spaventa particolarmente nelle tempeste geomagnetiche è la loro imprevedibilità. Si sa che questo ciclo solare raggiungerà il prossimo picco tra il 2012 e il 2013, ma nella comunità scientifica non c'è accordo su quanto sarà intensa l'attivita della nostra stella in quel periodo. Spiega lo scienziato Doug Biesecker, della Noaa: "Basta un solo evento per creare enormi problemi: la grande tempesta del 1859 avvenne durante un ciclo particolarmente mite".
Proprio come quello che sta per iniziare.
 
di ALESSIO BALBI
May 08

"Come un uomo sulla terra"

Dall'Etiopia all'Italia un'odissea di paura. E di speranza...

Un ragazzo, DAG, che ho avuto l'onore di conoscere qualche mese fà mi fece vedere questo Documentario che mi ha indignato ancor più di quanto credessi possibile... In un paese come il nostro dove esistono "persone" che si vantano anche solo di pensare proposte per la creazione di mezzi pubblici per milanesi e non, era prevedibile che un tale documentario non sarebbe andato in onda sulle TV se non forse in uno sparuto programma notturno...

Mille peripezie per raggiungere l'Italia dall'Etiopia, fra sogni e violenze. I racconti dei protagonisti.

Il documentario "Come un uomo sulla terra" è stato realizzato da Asinitas Onlus e Balab. A cura di Marco Carsetti, Andrea Segre e Alessandro Triulzi.

LE CLIP DAL DOCUMENTARIO

da Repubblica

May 06

Mea culpa? noooo...

In termini elegati e processuali, quello che è stato detto nell’oscena puntata, si chiama “blame the victim”, colpevolizzare la vittima, silvio-e-veronica.jpgsul genere della ragazza violentata che “se l’era cercata”, perchè girava in minigonna. In termini più nazional popolari, la signora Berlusconi, che ora dovrebbe scusarsi con il marito dopo essere stata umiliata in pubblico dall’attempato gallinaro, è la classica “cornuta e mazziata”. Magnifico e solenne esempio dato agli uomini italiani di come “the first husband”, il primo marito e l’uomo più popolare della nazione concepisce il rapporto con le donne. E chi ha fornito il bastone siamo stati noi, gli abbonati della Rai usata dal proprietario di Mediaset per combattere le proprie vicende matrimoniali private.
 
"La claque lo sostiene, lo applaude a ogni passaggio della difficile arrampicata di sesto grado sugli specchi, sullo specchio del volto gigantesco di Veronica alle sue spalle. Sembra una scena di un film di Fellini, la Donna stupenda e immensa, e l'omino laggiù, una formica, che si dibatte in alibi puerili, strepita innocenza, sputa minacce. Gli spettatori italiani, dopo tanti anni di teleserva, non faranno più caso all'atteggiamento di Bruno Vespa, accondiscende fin dal titolo. Il più surreale mai escogitato da Vespa: "Adesso parlo io". Adesso parla Berlusconi? Perché, gli altri giorni degli ultimi quindici anni? Tuttavia, tanto per dare un'idea vaga di giornalismo, bisognerebbe ricordare il genere delle questioni poste a Bill Clinton dal suo intervistatore per il caso di Monica Lewinski (peraltro abbondantemente maggiorenne). Queste: quando, dove e come vi siete conosciuti? Quante volte vi siete visti in seguito? I genitori erano al corrente del vostro rapporto e in quali termini? E' venuta a trovarla a Washington (a Roma)? E' andato a trovarla a casa di lei? Dove dormivate? Avete avuto rapporti sessuali? Di che tipo? Quante volte? Quante volte completi? E Bill Clinton ha risposto a tutte le domande, senza citare neppure alla lontana una teoria del complotto. Alla fine è andato a scusarsi da sua moglie, nel salotto di casa, non nel salotto televisivo del ciambellano. Ha chiesto perdono a sua moglie, che aveva offeso. Si è ripresentato all'opinione pubblica quando lo ha ottenuto, dopo aver ammesso nel dettaglio più intimo e vergognoso le proprie colpe. Così accade in un paese democratico e civile."
 
Curzio Maltese
 
May 05

NO COMMENT...

Il video che Emilio Fede vuole far sparire: "LO SPUTO"

 
 
April 08

la dignità ritrovata...



"...Mentre gli abitanti, nella loro sovrumana compostezza, sembrano attraversati da una forma dolorosa ancora sconosciuta. Un lutto freddo. Che incute un rispetto assoluto. E nessuno, neanche per sbaglio, si sogna di tradire il rispetto per il loro lutto. Una famiglia piange davanti alla casa dello studente e le televisioni vincono l'irresistibile tentazione. Li lasciano in pace.
Una delle ragazze più belle viste negli ultimi dieci anni attraversa un gruppo di almeno cinquanta giovani in divisa. Nessuno commenta. Nessuno solleva uno sguardo di troppo su di lei. Ciascuno ha ritrovato il rispetto e la dignità. Nell'orgia del dolore, il mondo va come dovrebbe andare..."


April 03

social forums...



"...Facebook è dal punto di vista software, un autentico collasso entropico. E' quello che ci voleva per coagulare informazioni, deframmentarle nel mare di una rete piena di rumori di fondo. Ma corre il rischio di diventare comunque autoreferenziale, chiusa in se stessa. Il mezzo diventa fine."




March 28

Borghezio tiene lezione ai neo fascisti francesi: infiltrazione politica.

'europarlamentare, noto per le sue invettive e azioni razziste e xenofobe, suggerisce le tecniche più efficaci per infiltrare le istituzioni.

Una di esse, come spiega, è quella di presentarsi come movimento territoriale e occupare in primo luogo i piccoli comuni, per poi arrivare "là dove si vuole arrivare".

Tutto questo, ovviamente, va fatto con discrezione, "non bisogna assolutamente cedere alla tentazione di dichiararsi fascisti".

Il suo intervento, ripreso dalla tv francesce Canal+, ha fatto velocemente il giro della rete. E ora il corso accelerato di neofascismo è arrivato anche in Italia.

 
  

Ma quanta brava gente c'è in giro...


February 13

Ci vuole una rivuluzione quì...

 

...emendamento del "Senatore" D'Alia volto ad oscurare INTERI siti web come Google o Youtube... e perché no a questo punto anche un blog come il mio!

 
 

svegliamoci...

svegliamoci!

svegliamoci!

SVEGLIAMOCIIIII !!!

 

RENDIAMOCI CONTO CHE STIAMO ANDANDO TUTTI ALLEGRAMENTE VERSO UNA DITTATURA DEL PEGGIOR STAMPO NAZIFASCISTA!!!

QUì FINI SEMBRA UN AGNELLO A CONFRONTO DI BERLUSCONI E LA SUA CRICCA DI DELINQUENTI!!!

FERMIAMOLI!

SE NON CI SVEGLIAMO ADESSO, ORA... QUANDO LO FAREMO SARA' TROPPO TARDI PER TORNARE INDIETRO PACIFICAMENTE...

E QUESTA DELL'OSCURAMENTO DEI SITI INTERNET è SOLO UNA GOCCIA NEL MARE DI NEFANDEZZE CHE QUESTO BRANCO DI MANIGOLDI CHE MI NAUSEA A CHIAMARLO GOVERNO CI STA IMPONENDO TRA UN GRANDE FRATELLOE E UN UOMINI E DONNE !!!

MA CHE GENTE SIAMO SE ACCETTIAMO CHE ci CAGHINO IN TESTA SENZA COLPO FERIRE ??? 

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January 30

Call Centers...

Cronista assunto per una settimana come operatore per 4 euro l'ora
Nessuna certezza per il futuro. Il capo lo incita: le tue cuffie sono un fucile, colpisci

Io cavia nel call center
cronaca di una vita precaria

di SANDRO DE RICCARDIS


MILANO - Sono l'operatore 172. Ho risposto a un annuncio su Internet spedendo via e-mail il mio curriculum, e dopo il colloquio sono qui, con le cuffie in testa e il microfono che mi sfiora le labbra, a proporre a decine di titolari di partite Iva di lasciare Telecom e passare a Infostrada. Ho lavorato una settimana alla Mastercom, azienda di telemarketing e teleselling nella zona industriale di Assago, hinterland di Milano, un cubo di vetri a specchio e cemento a pochi passi dalla tangenziale Ovest, costola di un gruppo in espansione con nuove sedi a Roma e Benevento.

Dopo la selezione, ho trascorso giorni in azienda senza aver firmato nessun contratto. Ho visto i 1200 euro lordi assicurati dai selezionatori, al colloquio e nei primi due giorni di formazione, diventare 800 al mese lordi (appena 640 netti), mentre le provvigioni promesse si sono ridotte in ventiquattr'ore della metà. Ho conosciuto universitari che non ce la fanno a pagarsi gli studi, ragazzine appena diplomate reduci da altri call center, segretarie trentenni licenziate e sostituite da giovani con contratto da apprendista, laureati con titoli improvvisamente inutili. Tutti senza altra chance che essere qui.

Mi pagano 4 euro netti l'ora. Contratto di collaborazione occasionale per trenta giorni, poi a progetto. Otto ore al giorno - 4 e mezzo il part time - di fronte a un monitor che passa in automatico i dati degli abbonati Telecom da contattare. Promettono un mensile di 1200 euro e provvigioni di 20 (contratto Voce) e 25 euro (contratto con Adsl) per ogni nuovo cliente rubato alla concorrenza.

"Qualcuno qui guadagna più di me - spiega Massimo, il selezionatore, al colloquio -. La media dei contratti di ogni operatore è di 3,9 al giorno". Nessuno però spiega il trucco contabile: il calcolo dell'azienda è su 30 giorni lavorativi perché alla Mastercom si lavora dal lunedì al venerdì. Così trenta giorni, il loro "mensile", corrispondono a sei settimane. Un mese e mezzo. E i 1200 euro promessi diventano nella realtà 800 euro al mese. Lordi. Appena 640 netti. Pagati a 60 giorni. Una cifra che nessuno pronuncia mai, un equivoco che gli altri 16 ragazzi che entrano con me in azienda capiranno molto tardi.

Alla Mastercom il turnover di operatori è continuo: ogni lunedì entrano tra i dieci e i venti nuovi lavoratori, altrettanti abbandonano. Con me ci sono quattro ragazzi e 12 ragazze. Dai 19 anni di Antonella e Giovanna, appena uscite dalle superiori, ai 38 di Carla e agli "oltre 40" di Alessandra, che s'imbarazza a rivelare l'età e a dire che sta provando a riprendere a lavorare dopo nove anni, dopo un divorzio. Ci sono anche 4 stranieri: Frida che viene dal Ghana e Salomon dal Camerun, Betsy dall'Ecuador e Lidia dal Venezuela. Tutti ventenni, seconda generazione di famiglie arrivate in Italia quando loro erano bambini. Sono i nuovi italiani: scuole a Milano, ottimo italiano, ambizioni di un futuro diverso da quello dei genitori.

Molti arrivano dai call center di Monza, Cesano Boscone, Milano città, "dove si lavora 24 ore su 24, dal lunedì alla domenica, come robot". O da centri commerciali, ristoranti, locali nel cuore della movida milanese dove "una notte di lavoro, dalle 19 all'alba viene pagata 50 euro in nero a fine serata".

I primi due giorni di formazione - non retribuiti, anche se è a tutti gli effetti attività lavorativa che dev'essere pagata dal datore di lavoro - sono una full immersion di marketing e psicologia della vendita. Con qualche trucchetto per produrre di più. Uno riguarda il modem per Internet. "Si può noleggiare o acquistare - spiega chi ci istruisce - . Al telefono col cliente, abbassate la voce come se state rivelando un segreto poi sussurrate: "Guardi, glielo dico senza farmi sentire sennò mi licenziano. Lo compri, costa solo 17 euro, le conviene piuttosto che pagare 3 euro ogni mese. In realtà lo state fregando. Presto si romperà, e l'azienda non ha nessuna voglia di fare manutenzione".

Le ore passano tra simulazioni di telefonate, studio delle obiezioni che riceveremo, illustrazione dei contratti da proporre. "Dovete essere lo specchio dell'altro. Capire i desideri dell'acquirente, agire sulla parte emotiva - ci dicono - . Fare come scrive Pirandello. Cambiare ogni volta maschera. Se ci pensate, noi vendiamo sempre qualcosa: le idee, la nostra immagine, le nostre scelte".

Fino al mercoledì, terzo giorno di lavoro, nessuno vede un contratto. Così nel cortile nascono complicati dibattiti sullo stipendio, con i telefonini che si trasformano in calcolatrici. L'atrio all'ingresso è l'unico spazio all'aperto. È qui che si fa pausa per caffè e sigarette. Qualcuno dell'azienda ci vede e ci rassicura, almeno sulle provvigioni: "20 euro per contratto voce, 25 Adsl". Poi si passa in sala training e da mezzogiorno iniziamo a fare le prime telefonate. "Ricordate Full metal jacket? - dice Alex, il nostro team leader - Il soldato diceva "Il mio fucile è il mio migliore amico, è la mia vita. Senza il mio fucile io sono niente". Il nostro fucile sono le cuffie. Con loro dobbiamo saper colpire il bersaglio".

Con il nostro fucile, siamo operativi davanti ai pc senza aver firmato nulla. Come se paga, provvigioni e condizioni contrattuali fossero una variabile indipendente dal nostro lavoro. Ma ecco, due minuti prima della pausa pranzo, quando non vogliamo far altro che scappare a mangiare, arrivano i moduli per la firma. "È il contratto standard dei collaboratori occasionali" spiegano a chi si dilunga a leggere. Molti capiscono solo ora che i 1200 euro di stipendio coprono sei settimane di lavoro e non un mese. E che non è detto che le nostre provvigioni saranno di 20 e 25 euro: la terza pagina da firmare è un elenco indistinto di gettoni da 5 a 25 euro.

Per tutto il pomeriggio di mercoledì, le nostre telefonate raggiungono il segmento di clienti Telecom ULL (Unbundling local loop), quelli che sono rimasti sempre fedeli all'ex monopolista e a cui si propone il distacco totale dalla vecchia Sip. Poi, all'improvviso, giovedì, il nostro team leader blocca tutto. "Siete un gruppo molto affiatato, l'azienda vuole scommettere su di voi. Da ora chiamerete un'altra categoria di clienti".

Soddisfatto dei complimenti, tutto il gruppo - tranne tre che restano sui vecchi contratti - inizia a chiamare i "silenti", i clienti che ai tempi delle prime liberalizzazioni sono passati a Infostrada pur dovendo pagare doppio canone, e che per questo sono rimasti a Telecom. "Si tratta di convincerli a tornare", ci dicono. Partiamo con le telefonate ai Wrl (clienti fuori copertura). Per scoprire, soltanto il giorno dopo, che per questi contratti le provvigioni non sono di 18 e 25 euro ma 8 e 12 euro. Meno della metà. Nessuno ce lo dice. "Per ora è cosi" rispondono quando chiediamo spiegazioni. Ma nessuno ribatte.

E nessuno reagisce alle proteste delle persone a casa, alle offese e alle minacce di denuncia. Ci hanno insegnato che dobbiamo essere più forti delle difficoltà. Mi metto in contatto con un clic con ogni partita Iva che appare sul monitor. Da Bolzano a Siracusa, chiamo tappezzieri e pizzerie, parrucchieri e macellai, studi di architetti e avvocati, profumerie e scuole guida, imprese edili e meccanici.

"Oggi è la 14esima volta che ci chiama qualcuno" rispondono all'Oasi del capello di Broni, provincia di Pavia. "Siete ossessivi" dicono da un negozio di giocattoli di Potenza. "Bombardate dalla mattina alla sera" si sfoga un medico calabrese. Perché quando qualcuno non accetta la proposta, l'ordine non è di escluderlo dal database, ma di rimetterlo in circolo per essere richiamato tra poche ore o tra una settimana, a secondo della violenza della sua protesta. Il contrario di quanto stabilisce il Garante della privacy che dal dicembre 2006 obbliga i call center a "rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati".

I miei colleghi che misurano ogni euro del loro lavoro, si accorgono così che non è tanto facile acquisire clienti. Anche se per giorni ci hanno ripetuto il numeretto magico di 3,9 contratti stipulati ogni giorno da ogni operatore. Tra mercoledì e venerdì facciamo tre contratti. Lunedì, ultimo giorno di lavoro, un paio. In fondo alla sala, sulla lavagna c'è il nome di ognuno di noi: in rosso c'è l'obiettivo che si è dato prima di partire, accanto uno smile per ogni contratto realizzato.

In queste sale non c'è il rito motivazionale che si vede in Tutta la vita davanti, il film di Paolo Virzì sul mondo dei call center, ma a ogni contratto concluso dai nuovi, c'è in sala training l'applauso dei colleghi. E così avviene nella sala grande se qualcuno raggiunge il numero di contratti per ottenere il bonus in busta paga. Un concetto ce l'hanno spiegato subito: serviamo solo se vendiamo. Perché la somma dei nostri contratti fa il risultato del team leader, i loro risultati sono il target della Mastercom col committente, Wind-Infostrada.

"Ma se l'azienda fissa gli obiettivi, mette a disposizione le sue strumentazioni e gestisce turni e assenze, si configura una posizione da lavoratore dipendente", spiega Davide Ferrario, del Nidil, il sindacato dei precari della Cgil. Dopo una settimana, il mio gruppo non esiste più. Eravamo in 17 il primo giorno, siamo rimasti in 5. L'ultimo contratto che vedo è di Luca, rimasto in sala training una settimana in più, mentre quelli arrivati con lui sono già nella sala grande. È stato 15 giorni in attesa di questo momento: contratto Adsl a una romena di 18 anni. A fine giornata, tira fuori il telefonino e immortala l'evento. Fa una foto alla lavagna col suo nome accanto al disegno di un visino sorridente.
 
 

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ipse dixit:

I licenziati trovino qualcosa da fare", lo ha detto lo psiconano. E' un problema di iniziativa, di immoralità, di spirito criminale. Un piduista su mille ce la fa, ma se non sei piduista cosa fai? Se non sei nel giro. Se non conosci qualche mafioso, qualche massone o un corruttore professionista. Se non hai il cellulare di Cicchitto, di Dell'Utri o di Previti, in quel caso è dura per chiunque. In mancanza di un'occupazione si possono però trovare altre alternative. Per non restare con le mani in mano. Fare footing intorno alla villa di Arcore, ad esempio, e inseguire di gran carriera Testa d'Asfalto e Tremorti. Meglio se in gruppo. Perfetto con una mazza ferrata. Il disoccupato è un asociale. Merita di morire di fame. Così impara a essere stato onesto. E' un discorso di ingiustizia sociale. In Italia il delitto paga e se tu non spacci, corrompi o truffi il prossimo, allora te la sei cercata. Lo psiconano lavora per noi, ha sdoganato la P2, la mafia, il fascismo, i falsi in bilancio. Ha fatto un lavoro enorme. Ha creato milioni di disoccupati e il debito pubblico più alto in Europa. Per risolvere il problema occupazionale può assumerci tutti come stallieri. Promettiamo da subito che, se arrestati, di lui non parleremo mai. Siamo noi, i nuovi eroi.

Beppe Grillo

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